Editoriale

Crisi, pacchetto sicurezza, xenofobia..

Crisi, pacchetto sicurezza, xenofobia. E’ imbarazzante raccogliere interventi e notizie su episodi minori di maltrattamenti a migranti, di xenofobia quotidiana, mentre i giornali sono pieni di episodi molto più gravi, di ferimenti, di rivolte, di fughe collettive, sotto la protezione della polizia, verso centri di identificazione accoglienza, che non è un bel fuggire: la vecchia, eterna, condizione disumana dei braccianti immigrati, che emerge solo quando si ribellano. Non si tratta solo di Rosarno; o di Casal di Principe; o della Puglia. Qui in Piemonte, a Biella, come tutti abbiamo letto, il fratello di Adam Mbodj, uno dei senegalesi storici di Torino, funzionario della Cgil da venti anni, ora segretario della Fiom di Biella, un vecchio amico, è stato ammazzato, a coltellate, dal padrone per cui lavorava in nero, perché reclamava la paga degli ultimi mesi. Il cadavere é stato trovato perché Adam sapeva dove lavorava suo fratello, sapeva del mancato pagamento e del tentativo di farsi pagare, ne ha informato la polizia, e la polizia ha cominciato con l’interrogare il padrone, che ha confessato, e detto dov’era il corpo dell’ucciso. Adam ha detto di suo fratello: “Non è un episodio di razzismo. E’ stato ucciso un lavoratore.” Questo doveva dire. E’ proprio così. Ma se quel lavoratore non fosse stato nero, o se un nero che lavora fosse davvero considerato solo un lavoratore, forse non avrebbe lavorato a quelle condizioni; forse non sarebbe stato ucciso. E se Adam Mbodj fosse stato solo nero e non anche laureato, con un italiano perfetto e segretario della Fiom, forse la polizia non sarebbe stata così pronta. Anche a Rosarno, o sulla Domiziana, dove è avvenuta la strage di un anno fa, il movente diretto dei ferimenti, delle uccisioni, non è stato razziale ma sociale e di malavita: dare una lezione a chi si ribella. Ma una rivolta di compaesani non sarebbe stata così esterna, isolata, avversa al paese. Sappiamo tutti che chi lavora in nero, quale che sia il colore o la cittadinanza, rischia pagamenti parziali o in ritardo, oltre ad essere pagato molto poco e senza contributi e garanzie. Rischia la violenza e non può che ricorrere alla violenza per farsi ascoltare. Ma un nero, musulmano o cristiano che sia, straniero, irregolare, soprattutto se vive in miseria, magari insieme ad altri poveri, nella sporcizia e nel degrado, è messo peggio. Bisogna resistere alla tentazione di semplificare tutto, di ridurre tutto a scontro razziale, che si tratti di razzismo biologico o culturale, differenzialista. Ma non bisogna restare passivi di fronte alla vera e propria campagna xenofoba contro tutti gli stranieri e contro i musulmani in particolare. Sull’islam, contro l’islam e contro lo straniero, si sta costruendo l’intera politica italiana, con la riscoperta del cattolicesimo come identità nazionale e l’uso di tutta la gamma degl’insulti razziali e culturali che abbiamo elaborato negli ultimi secoli. Perciò cominciamo la nostra lettera inoltrando il Comunicato stampa dell’Asgi sui fatti di Rosario. Proseguiamo con il resoconto di una esperienza personale di ordinaria discriminazione di Rocco de Polis, insegnate della scuola Parini. Segue un lavoro di Elena Rozzi sui diritti dei minori, che è stato già distribuito agli addtti ai lavori ma può interessare molte scuole, che non lo hanno avuto, e il resoconto di Laura Operti di un convegno sui minori cui ha partecipato. Aggiungiamo la promessa di affrontare in futuro con interviste e interventi il vasto mare delle semplificazione e dimenticanze su cui si fondano molti commenti autorevoli.

 

Comunicato stampa dell'ASGI
La tolleranza della schiavitù in Italia deve cessare

Quanto avvenuto a Rosarno non è un drammatico evento imprevedibile ma è l’epilogo di situazione di degrado, violenza e di totale assenza di intervento delle istituzioni pubbliche che dura da anni e che esplode, non a caso, nell’anno del cosiddetto “pacchetto sicurezza”. [leggi tutto]

Un pacchetto sicurezza non si nega a nessuno

Rocco De Paolis

Aspetto di prendere il tram che mi porterà a casa dopo una giornata di lavoro, condivido la fermata con molti studenti della nostra scuola, sì la nostra scuola, la “ Parini”, così come viene chiamata da tutti a Torino. Da venti anni la “Parini” è la scuola degli immigrati, ci sono venuti in tanti e quando ci si incontra è sempre festa. Ognuno ha storie da raccontare, notizie da chiedere o da dare, qualcosa da offrire. Ne abbiamo passate tante…
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Il diritto dei minori stranieri privi di permesso di soggiorno all’istruzione, alla formazione e all’accesso ai servizi socio-educativi dopo l’entrata in vigore della legge n. 94/09

Elena Rozzi

La legge n. 94/09 ha modificato l’art. 6, co. 2 del Testo Unico delle leggi sull'immigrazione d.lgs. n. 286/98 (d’ora in poi T.U. 286/98), che disciplina i casi in cui il cittadino straniero extracomunitario deve esibire il permesso di soggiorno ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di suo interesse. La normativa previgente escludeva dall’onere di esibizione del permesso di soggiorno tutti i provvedimenti inerenti all’accesso a pubblici servizi. La legge 94/09 ha eliminato tale ampia eccezione, introducendo, con riferimento al diritto all’istruzione, una più limitata eccezione riguardante i “provvedimenti attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie”. . [leggi tutto]

Dove va la giustizia minorile

Laura Operti

Il XXVIII Convegno dell’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minori e la Famiglia, AIMMF, che si è svolto a Milano lo scorso novembre, ha avuto per tema ”Infanzia e diritti al tempo della crisi: verso una nuova giustizia per i minori e la famiglia.” Ogni anno si svolge questo Convegno nazionale, cui partecipano magistrati togati e onorari, avvocati, psicologi, psichiatri, mediatori, assistenti sociali, educatori e tutto coloro che a vario titolo sono protagonisti, coprimari, o che altro, di quell’universo composito che riguarda l’esercizio della giustizia per i minori e le loro famiglie. [leggi tutto]

Segnaliamo

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