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A chi spettava il reddito di cittadinanza?

Il richiedente doveva soddisfare una serie di requisiti economici (tra i quali un ISEE familiare inferiore a 9.360 euro e un reddito familiare non superiore a euro 6.000) e doveva essere stato residente in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi due continuativi.

Quanto alla cittadinanza, la prestazione era riconosciuta:

  • ai cittadini italiani o di uno Stato dell’Unione Europea;
  • ai familiari di cittadini italiani o dell’Unione;
  • ai titolari del permesso di lungo soggiorno;
  • titolari di protezione internazionale;
  • agli apolidi.

Restavano quindi esclusi tra gli altri anche i titolari di permesso unico lavoro (famiglia, lavoro, attesa occupazione). La Corte Costituzionale con sentenza n. 19 del 25 gennaio 2022 ha ritenuto costituzionalmente legittimo il requisito del permesso di lungo periodo.

Nonostante la cessazione della misura, sono tuttavia ancora pendenti molti procedimenti di recupero somme da parte dell’INPS (a seguito di concessione e successiva revoca della prestazione, per carenza dei requisiti), oltre che procedimenti penali per il reato di cui all’art. 7 DL 4/2019.

Qualora il requisito contestato sia quello di pregressa residenza decennale, è opportuno tenere presente che:

  1. vanno certamente considerati i periodi di residenza pregressa di fatto (ossia anche in assenza di iscrizione anagrafica: cfr. circolare del Ministero del Lavoro n. 3803/2020 nonché molte sentenze di merito, sia in ambito civile che penale);
  2. sono pendenti davanti alle Alte Corti giudizi sulla legittimità stessa del requisito di lungo-residenza, all’esito dei quali la norma potrebbe essere dichiarata incostituzionale o comunque essere disapplicata per contrasto con normative euro-unitarie.

Tale requisito costituisce infatti una discriminazione indiretta in danno degli stranieri: pur essendo infatti previsto sia per italiani che per stranieri, grava soprattutto su questi ultimi (che hanno maggiore difficoltà a maturare il requisito), con conseguente violazione delle numerose norme che garantiscono il diritto alla parità di trattamento per varie categorie di stranieri (in particolare cittadini UE e loro familiari, lungo-soggiornanti, titolari di protezione internazionale).